| Il gioco rivela sempre i giocatori, e altrettanto fa con gli allenatori;
I giocatori sanno "sempre" quando il loro coach gli sta mentendo, e viceversa;
Gli arbitri sono un male necessario. Passano così tante ore in stanze buie a guardare partite e concentrarsi interamente sugli errori - infrazioni di tre secondi e difese non legali, infrazioni di passi, falli fischiati e non fischiati - che la bellezza del gioco non può che sfuggire loro;
Le partite si vincono e si perdono in allenamento;
Il carattere di un giocatore è più importante del suo talento;
Non esistono sostituti per l'esperienza e la maggior parte dei giocatori non è davvero in grado di capire il gioco finché non arriva a ventisei anni o giù di lì;
I gregari sono (quasi) importanti come le stelle;
Il modo in cui una squadra si comporta nei primi cinque minuti del terzo quarto è lo specchio degli aggiustamenti effettuati (o non effettuati) dallo staff tecnico all'intervallo;
Molto più importante di quanti punti segna un giocatore, è quando li segna;
Fare l'allenatore di basket può danneggiare la salute metale, fisica e psicologica di un individuo;
Il basket pro richiede una brutalità discriminata, perfino da parte dei giocatori più marginali;
La partita perfetta non mette di fronte i buoni contro i cattivi, bensì dieci giocatori che giocano allo stesso gioco;
E, sì, la vita è indubbiamente una metafora del basket.
Da: "Più di un gioco" di Phil Jackson e Charley Rosen, traduzione di Riccardo Vianello, Baldoni Castaoldi Dalai.
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