Darwin Pastorin - Le teorie di Darwin
Darwin Pastorin è nato a San Paolo del Brasile, da una famiglia di emigranti veronesi, il 18 settembre 1955.
Giornalista professionista dal 1981, è stato inviato speciale e vicedirettore di Tuttosport, direttore responsabile di Tele + e Stream, direttore ai nuovi programmi di Sky Sport, vicedirettore e direttore di La7Sport (nel luglio del 2006, in occasione del mondiale tedesco, ha condotto la trasmissiome "Il gol sopra Berlino").
Dal febbraio del 2009, è direttore responsabile di Quartarete Tv. Tra i suoi libri: "Lettera a mio figlio sul calcio", "L'ultima parata di Moacyr Barbosa", "Avenida del Sol" (Mondadori), "Ode per Mané", "Libero gentiluomo" (Limina), "Le partite non finiscono mai", "Tempi supplementari" (Feltrinelli), "Crossa al centro!", "Ragazzi, questo è il calcio!" e, con il figlio Santiago, "Io, il calcio e il mio papà" (Gallucci), "I portieri del sogno", prefazione di Gigi Buffon, (Einaudi).
Collabora con quotidiani e riviste, scrive per il teatro e per la sua attività di giornalista e scrittore ha vinto numerosi premi.


Scritto da Darwin Pastorin    Mercoledì 01 Settembre 2010 10:48    PDF Stampa E-mail
ENTRERA' IN INTERNET

Arerà un po' la terra, / poi nella casupola al computer / Entrerà in Internet / e là, ai mercati virtuali, / Nella bottega eteroforme / di paesi ignoti / Acquisterà una seminatrice nuova. / Il figlio studia in Dakota, / e la figlia con un gruppo folcloristico / Canta canzoni in russo / E anche in inglese.

"Il contadino russo del futuro" di Sergej Stratanovskij, da "Buio diurno", a cura di Alessandro Niero, Giulio Einaudi Editore

 
Scritto da Darwin Pastorin    Venerdì 27 Agosto 2010 13:20    PDF Stampa E-mail
UN PAESE CI VUOLE

27 AGOSTO, 60 ANNI FA. CESARE PAVESE MORIVA, SUICIDA, IN UNA STANZA DELL'ALBERGO "ROMA" IN PIAZZA CARLO FELICE A TORINO.  

"UN PAESE CI VUOLE, NON FOSSE CHE PER IL GUSTO DI ANDARSENE VIA. UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI, SAPERE CHE NELLA GENTE, NELLE PIANTE, NELLA TERRA C'E' QUALCOSA DI TUO, CHE ANCHE QUANDO NON CI SEI RESTA AD ASPETTARTI" - DA "LA LUNA E I FALO'" (EINAUDI)

 
Scritto da Darwin Pastorin    Mercoledì 25 Agosto 2010 10:18    PDF Stampa E-mail
LA METAFORA DEL BASKET

Il gioco rivela sempre i giocatori, e altrettanto fa con gli allenatori;

I giocatori sanno "sempre" quando il loro coach gli sta mentendo, e viceversa;

Gli arbitri sono un male necessario. Passano così tante ore in stanze buie a guardare partite e concentrarsi interamente sugli errori - infrazioni di tre secondi e difese non legali, infrazioni di passi, falli fischiati e non fischiati - che la bellezza del gioco non può che sfuggire loro;

Le partite si vincono e si perdono in allenamento;

Il carattere di un giocatore è più importante del suo talento;

Non esistono sostituti per l'esperienza e la maggior parte dei giocatori non è davvero in grado di capire il gioco finché non arriva a ventisei anni o giù di lì;

I gregari sono (quasi) importanti come le stelle;

Il modo in cui una squadra si comporta nei primi cinque minuti del terzo quarto è lo specchio degli aggiustamenti effettuati (o non effettuati) dallo staff tecnico all'intervallo;

Molto più importante di quanti punti segna un giocatore, è quando li segna;

Fare l'allenatore di basket può danneggiare la salute metale, fisica e psicologica di un individuo;

Il basket pro richiede una brutalità discriminata, perfino da parte dei giocatori più marginali;

La partita perfetta non mette di fronte i buoni contro i cattivi, bensì dieci giocatori che giocano allo stesso gioco;

E, sì, la vita è indubbiamente una metafora del basket.

Da: "Più di un gioco" di Phil Jackson e Charley Rosen, traduzione di Riccardo Vianello, Baldoni Castaoldi Dalai.

 


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