Classe 1968, single, nessun figlio (almeno per ora), un lavoro che adora e che gli riempie la vita; anche se preferisce sussurrarlo, per evitare di incorrere nelle ire della fidanzata.
E’ la sintesi estrema di Fabrizio Turco, una laurea in giurisprudenza ben riposta nel cassetto, una gran voglia di vivere e di scoprire la vita che si rinnova giorno dopo giorno.
Fabrizio è uno di quelli che si è avvicinato alla professione giornalistica per puro caso, senza parenti giornalisti o “spintarelle” politiche, ma soltanto per la voglia di vedere come stava il proprio nome su un giornale.
Era il febbraio del 1990, era soprattutto l’inizio di un amore senza fine.
Il giornale si chiamava “Tantecittà”, usciva a Rivoli, nella cintura occidentale di Torino, ma aveva un destino segnato: la chiusura imminente.
Poi il Piemonte Sportivo, il primo piedino messo alla Stampa per scrivere di basket regionale, gli assaggi di radio, la direzione di Sprint & Sport, la guida della Voce, lo sbarco in tv. Ed esperienze su esperienze, collaborazioni su collaborazioni, rodaggi su rodaggi. Perché Fabrizio è uno di quelli che crede che la gavetta non sia mai finita, neppure quando, a trentatré anni, viene chiamato alla Gazzetta dello Sport. Ma Fabrizio è uno di quelli che non si tira mai indietro; non è Hemingway, tutt’altro, ma ha una dote: è veloce nello scrivere e approfitta di questa qualità per non dire mai di no ad un lavoro. E le proposte fioccano. Passano sei mesi e aggiunge un’altra testata di quelle “che contano”: La Repubblica. La sua materia primaria è il calcio ma pur di scrivere seguirebbe anche “le biglie in salita”. Poi torna a Quartarete: Tie-Break, Tg, Toro Amore Mio, lavoro di conduzione e di ideazione. Con un unico obiettivo: divertirsi. E chissà mai, magari ogni tanto anche divertire.
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Scritto da Fabrizio Turco
Venerdì 05 Marzo 2010 17:37 |
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| TORO, GIORNATE DECISIVE |
| Sono giornate decisive, in casa granata. Da una parte ci sono le vicende societarie, con Cairo che ha lanciato la provocazione ("vendo il Toro") e la consujeta ridda di voci, sussurri e chiacchiere fra chi potrebbe essere interessato all'acquisto e chi viene tirato per la giacchetta ma interessato non è. Ma quella di domani è una giornata decisiva soprattutto per la squadra: contro il Frosinone il Toro non può sbagliare: "Dobbiamo vincere, abbiamo una pistola puntata alla schiena" dice il tecnico Colantuono con una metafora che spiega meglio di ogni altro lo spirito granata.
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